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Tredicesimo capitolo





13.


Mercoledì 2 Luglio dalle 17.00


-Il soldato e Fedele al colloquio
-Da Roberto Locurto
-Ancora alla ricerca del soldato






















Il Soldato e Fedele a colloquio


Il profumo della carne appena cotta aveva saturato l'aria della casa diroccata. Fedele, chiamato così in onore del suo cane, aveva pensato bene di dividere un po' della sua cena con il Soldato. Aveva un amico macellaio che di tanto in tanto gli regalava della carne. Provava una certa simpatia per il Soldato, forse per via di quell'amico comune “il-Sosia” che li aveva fatti incontrare molti anni prima o forse per solidarietà di una vita simile. Anche Fedele infatti era stato sposato ed ingannato dalla moglie, o meglio dal gioco.
Prima di finire in disgrazia aveva un allevamento di cani che funzionava abbastanza bene, poi, prima di suicidarsi, la moglie gli aveva bruciato ogni cosa e lui era finito dimenticato da tutti in mezzo alla strada.
Fedele, il cane, se ne stava lì accucciato ad osservarli dietro il suo sguardo intelligente, non aveva mai morso nessuno, era il cane più tranquillo che il Soldato avesse mai visto. Fedele, il padrone, lo aveva addestrato a mirare i pantaloni per spaventare gli intrusi, e ogni volta che il padrone dava il segnale il cane sembrava una bestia feroce e chi lo aveva contro se la dava a gambe levate senza più tornare sui suoi passi: come era successo per quel poliziotto.
I suoi pensieri tornarono a poco prima, se la casa diroccata fosse stata 100 metri più lontana quell'uomo lo avrebbe sicuramente preso, sentiva il suo fiato sul collo.
Cosa voleva quello da te?” chiese Fedele mentre passava qualche bocconcino di carne al soldato, su un piattino di plastica ultra-consumato.
Crede che io abbia visto qualcosa stamattina!”
E l'hai vista?”
Si beh! Ma non era importante” disse mettendosi in bocca il primo boccone.
Ma quello non sembrava pensarla così.”
Non lo so”
Era tutto sudato”
Ho notato.”
Chi era quel tipo Soldato?”
Non lo so. Un poliziotto forse.”
Forse?!”
No, credo che lo fosse.”
Sei sicuro che non dovresti parlargli.”
Sicuro” Fedele non aggiunse altro sull'argomento.
Vuoi dormire qua stanotte?”
No, torno in Tricolore.”
Come vuoi!” e continuò a mangiare con avidità.
Terminata la cena il Soldato salutò e ringraziò entrambi i Fedele e si avviò a passo lento verso piazza Tricolore.
Mentre camminava pensava a quel poliziotto e alle parole del suo amico. Un dubbio gli pervase la mente:
E se Fedele avesse ragione?” Se davvero avrebbe dovuto rivelare l'identità dell'uomo alla guida del Bmw? Ma a che proposito? Quello che aveva visto lui era un uomo importante e conosciuto, forse voleva solo un po' di privacy e di intimità con una ragazza perché avrebbe dovuto comprometterlo? Prese la sua decisione e si disse che no! Non avrebbe parlato con il poliziotto.


Da Roberto Locurto


Roberto estrasse la sua beretta dalla fondina e si avvicinò di soppiatto alla porta, si accostò e rimase in ascolto. Non sentì rumori dall'interno. Si portò davanti alla porta con le braccia protese e la pistola pronta a sparare e con un calcio la spalancò.
Le sensazioni che provava in quel momento erano diverse, tante, ma l'unica reale era il battito forte e costante del suo cuore.
Un respiro profondo, quasi a fargli coraggio, accompagnò il suo primo passo verso l'interno del suo appartamento.
Nulla sembrava muoversi dentro. Fece un altro passo poi un secondo, ruotò su se stesso sempre con la beretta puntata.
L'appartamento era ben illuminato, come lo aveva lasciato lui. Sul tavolo della sala vide la foto sua e di Maria, dell'ultimo natale passato in montagna.
Chi era entrato nel suo appartamento e perché?” si accostò al muro della sala e camminò in direzione della cucina, si girò ed entrò nella piccola stanza.
Nessuno. Tutto perfettamente in ordine.
Tornò con cautela in sala e si incamminò verso la zona notte. La porta del piccolo corridoio era aperta.
La attraversò... fece qualche passo in corridoio ed entrò in camera...
Vuota.
Tornò di nuovo indietro e raggiunse il bagno. Spalancò la porta. Vuoto.
Cazzo!” disse tirando un respiro di sollievo. La tensione andava scemando, ma era chiaro che qualcuno era stato in casa sua.
Il telefono prese a squillare, facendolo trasalire.
Finalmente Roberto.”
Domenico qualcuno è stato da me!” lo informò subito.
In che senso?”
Nel cazzo di senso che qualcuno è entrato in casa mia. Vieni qua col kit, vediamo di prendere le impronte, porta anche lo scene-scope per le orme. Se tanto mi da tanto era il mostro del Lambro.”
Ok. Arrivo! Hai ascoltato il mio messaggio?”
No. Sono appena arrivato.”
Ok. Arrivo e ti aggiorno”.
Roberto era sicuro che ad invadere casa sua era stato il Mostro del Lambro, ma non sapeva cosa volesse o meglio cosa cercasse là.
Forse voleva solo spaventarlo, dimostrargli che poteva arrivare a lui quando e come voleva, ricordargli che aveva già tentato di ucciderlo e che avrebbe portato a termine la sua missione, ma l'unico sentimento che era riuscito a risvegliare in lui era la rabbia.
Ti prenderò!!!” pensò serrando i pugni per la collera che gli stava montando.
Doveva ritrovare la calma e non compromettere le eventuali tracce lasciate dal suo inaspettato visitatore. Così si sedette su una sedia vicino al tavolo ed accese la televisione mentre aspettava Domenico, che arrivò dopo mezzora.
Entra camminando il più possibile vicino al muro.” gli consigliò.
Non appena Domenico lo vide, completamente spettinato, la camicia stropicciata ancora parzialmente bagnata dal sudore e le garze annerite non si trattenne:
Ti è passato sopra un tir?”
Roberto si girò a malapena a guardarlo, aveva l'aria distrutta e non aveva voglia di scherzare.
Hai ascoltato il messaggio che ti ho lasciato?”
Ancora? Ti ho detto di no.” scorbutico.
Allora non sai niente?”
No Domenico, vuoi illuminarmi?”
Beh! Al sito labbra-di-rosa mi hanno dato la lista delle donne scomparse - si sedette di fianco a Roberto dopo essersi mosso con molta cautela - ...nella lista c'erano 15 nomi.”
15?” chiese Roberto sgranando gli occhi.
Si, 15. Sono riuscito a rintracciarne 4 e visto che una è ancora nelle sue mani credo...”
... che ne ha già uccise 10.” lo interruppe Roberto.
Così pare.”
Dove li ha messi gli altri corpi?” chiese Roberto più a se stesso che al collega.
E perché venire allo scoperto solo adesso?” aggiunse Domenico. I due si guardarono fissi negli occhi per una frazione di secondo.
Dobbiamo trovare quel figlio di buna donna” disse Roberto a denti stretti.
Mettiamoci al lavoro, allora.”
Bravo! Ha commesso un errore a venire qui.” Roberto si alzò e vide che i messaggi in segreteria erano 2”
Mi hai lasciato 2 messaggi?”
No perché?”
Adesso lo scopriamo” Roberto schiacciò il play. Il primo messaggio era quello di Domenico, il secondo diceva soltanto:
Hai tempo fino a mezzanotte per salvare una persona che non lo merita, voglio vedere se ci riesci; ma ti assicuro che io porterò a termine la mia vendetta, certe donne non devono diventare madri” la voce nella registrazione era camuffata con un fazzoletto.
Ho l'impressione che questo bastardo ti stia sfidando.”
Già! Ma che cosa vuol dire “certe donne non devono diventare madri”?”
Roberto è un pazzo! Non sa cosa dice.”
Io invece temo il contrario.
Beh, quando lo troveremo glielo chiederemo.”
Quel bastardo ha ascoltato il tuo messaggio...”
E sa che abbiamo identificato le vittime... sa che sappiamo del sito...”
Oh cazzo, sa del barbone.” lo interruppe.
E questo non va bene!”
No! Non va bene per niente, dobbiamo trovarlo prima di lui.”
Detto ciò tra i due cadde il silenzio, non c'era tempo da perdere. Così Domenico spense le luci e si mise al lavoro con lo scene-scope per trovare le orme, mentre Roberto se ne andò in bagno.
Si tolse con lentezza le garze, preparò i vestiti puliti e si infilò sotto la doccia, imprecando per il bruciore, quando finì si disinfettò alla buona e si mise garze pulite, adesso la priorità era trovare il barbone.


Ancora alla ricerca del soldato


Roberto scese le scale, doveva trovare il barbone, lo avrebbe cercato alla casa diroccata, proprio dove lo aveva perso qualche ora prima. Sapeva che il Mostro del Lambro lo stava cercando, non doveva trovarlo prima di lui.
Nel piano sotto il suo passò davanti alla casa della signora Lina, fu combattuto, non voleva ammetterlo, ma gli sarebbe piaciuto vedere Teresa, anche se al momento aveva altre priorità. Così, con qualche rimpianto, continuò per la sua strada.
Venti minuti dopo era davanti alla casa diroccata, parcheggiò, si sistemò gli occhiali da sole e scese.
Guardò il cielo, azzurro, limpido, col sole ancora alto.
Si avvicinò al muro di cinta e con un piccolo salto si aggrappò, si tirò su e rimase a cavalcioni:
C'è nessuno?” urlò. Un anziano che passava di là lo guardò sospettoso e Roberto se ne accorse.
Sono della polizia.” gli disse.
Si certo!” rispose l'altro senza fermarsi e continuando imbronciato per la sua strada. A Roberto venne voglia di mandarlo a quel paese, ma non lo fece. Se si fosse trovato al suo posto avrebbe pensato le stesse cose. Si voltò nuovamente verso la casa diroccata, per la seconda volta quel giorno sentì chiaro lo sbraitare del cane che si avvicinava di corsa. Non appena arrivò sotto di lui cominciò a saltare cercando di afferrargli la gamba che Roberto aveva provvidenzialmente tirato su.
“E stai buono!” gli diceva, poi scorse la sagoma di un senza tetto. Ma non era il Soldato, era uno più anziano, pantaloni corti verde pastello, camicia bianca aperta a metà, che lasciava intravedere un torace grosso e villoso. Portava una lunga barba, alla Giuseppe Verdi.
Il cane è suo?” gli urlò.
Certo che è mio. Chi sei?” chiese con voce roca.
Sono l'ispettore Locurto, polizia.”
E cosa vuoi da me?”
Se richiama il cane glielo posso spiegare.” l'uomo sembrò rifletterci un momento.
Niente scherzi.”
Nessuno scherzo, ha la mia parola. Ho bisogno di un'informazione.”
Fedele a cuccia!” intimò al cane e questi si allontano dal muro e andò ad accucciarsi ai piedi del suo padrone.
Puoi scendere dal muro adesso.” lo rassicurò.
No sto bene qua, ma almeno ha smesso di abbaiare.”
Dimmi che vuoi” tagliò corto l'uomo, come se fosse pieno di impegni.
Roberto si accorse che era scalzo. Aveva i piedi rovinati e neri di sporcizia.
Sto cercando un tizio che voi chiamate “il Soldato”, è stato qua oggi.”
Perché lo cerchi?”
Perché ha visto uno spietato assassino e se lo trova prima di me... - fece una pausa ad effetto, funzionava sempre - ...potrebbe ucciderlo.”
Non mi ha detto niente di questa storia.”
Ascolti, il tempo è prezioso, non c'è in ballo solo la vita del Soldato ma anche quella di una ragazza ed ho... - guardò l'orologio erano le sei e mezza, - ...cinque ore e mezza per trovarla prima che venga uccisa. Crede di potermi aiutare?”
Fedele rimase un attimo perplesso sul da farsi ma alla fine, dopo aver raccolto le idee:
Piazza Tricolore, lo puoi trovare là. Ma non so se è già arrivato è andato via una mezzora fa.”
Grazie. Le sono debitore.” saltò giù dal muretto e corse in auto, si controllò i pantaloni e li spolverò, non poteva mica andarsi a cambiare un'altra volta.
Se rinasco faccio il banchiere.” pensò sarcastico mentre si dirigeva in piazza Tricolore. Ma aveva anche un altro problema, nel caso il Soldato non fosse ancora arrivato, doveva trovare un posto adatto altrimenti, nel vederlo, sarebbe scappato un'altra volta; e di affrontare un'altra corsa per le vie di Milano proprio non ne aveva voglia.
Nonostante il traffico sostenuto, alle sette era in piazza Tricolore. Fece un paio di giri ma non lo vide, doveva lasciare la sua Mito da qualche parte e attendere.














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