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Quarto capitolo

4.


Martedì primo Luglio dalle 19.15


-L'incontro con Teresa
-L'appuntamento di Serena
-Notte al parco























L'incontro con Teresa


Roberto suonò il campanello dell'appartamento della signora Lina con i pasticcini in mano, attese, e poco meno di un minuto dopo, udì una voce di donna, squillante ed allegra, che chiedeva chi fosse. Roberto pensò che si trattasse della famosa nipote che arrivava da Taranto; si presentò, e non appena ebbe finito, la serratura cominciò a girare ed alla fine scattò, rivelando una bellissima ragazza alta un metro e settanta, dai capelli neri legati a coda di cavallo. I suoi occhi erano di un azzurro acceso, e sotto la luce del sole, che arrivava dalle finestre, parevano brillare. Il suo sorriso rivelava dei denti curati, bianchissimi che davano una luminosità particolare al suo bel viso, leggermente lentigginoso. Aveva un'aria sbarazzina doveva essere una persona estremamente solare.
Roberto rimase imbambolato a fissare la ragazza.
Crede di voler entrare o preferisce restare sulla porta?” gli chiese divertita, mentre prendeva i pasticcini.
Come?... Ah si! Scusi” si riprese ritornando in sé, con un po' di imbarazzo, ma Teresa sembrò non badarci e, sempre sorridente, chiuse la porta e cominciò a parlare, mentre portava i pasticcini in cucina mettendo immediatamente a suo agio Roberto che nel giro di poco si scordò dell'accaduto.
Nell'aria si alzava un dolce profumo di buona cucina, riempendogli le narici.
Arrivo Roberto accomodati.” urlò la signora Lina dalla cucina.
Io sono Teresa” si presentò la ragazza. Roberto le diede la mano e si presentò a sua volta.
Ma quanto sei bella!” pensò. Era rimasto letteralmente folgorato da quella ragazza che indossava dei fuseaux neri, scarpe bianche con tacco a spillo che la slanciavano, una camicetta bianca, leggera ma non trasparente, anche se lasciava intendere bene le sue forme femminili e non volgari.
Il tempo di sedersi e la signora Lina sbucò dalla cucina con la prima portata: parmigiana al forno, che portò sulla tavola elegantemente apparecchiata. I tre cominciarono a mangiare e neanche a dirlo fu Teresa a mantenere vivace la serata con le sue chiacchiere. Spiegò a Roberto che si era appena laureata in economia e che la settimana seguente avrebbe iniziato un nuovo lavoro a Milano. Dopo la parmigiana fu il turno dell'anatra all'arancia.“Giusto per stare leggeri.” pensò Roberto che si sentiva già sazio dopo l'abbondante porzione di parmigiana che gli aveva servito la signora Lina ignorando i suoi “Basta così grazie”
Tutto questo aveva fatto molto divertire Teresa, che da parte sua aveva mangiato pochissimo. Dopo l'anatra fu la volta dei pasticcini.
Terminata la cena Teresa sparì per riapparire immediatamente dopo con indosso una giacchetta leggera ed una borsa.
Andiamo?” domandò a Roberto che la guardò senza capire.
Andiamo… dove!?”
Fuori, non vuoi mostrarmi un po' Milano?”. Erano già passati al tu.
Certo!” rispose lui un po' imbarazzato.
I due salutarono e ringraziarono la signora Lina e si avviarono all'auto di Roberto.
Così sei un poliziotto?”gli chiese lei durante il tragitto.
Così si dice in giro”
Non mi sono mai piaciuti i poliziotti!” aggiunse lei in tutta tranquillità
Mi fa piacere” commentò lui.
Ma mica tutti, solo quelli che fanno il muso e sembrano che sappiano tutto loro quando ti fermano”.
Fanno il muso?” chiese Roberto curioso.
Si! Così” disse facendo un broncio ridicolo e tutti e due scoppiarono a ridere.
Di cosa ti occupi esattamente?” gli chiese tornando seria.
Lo vuoi sapere davvero?”
Certo”
Omicidi”
Omicidi? Ma mi prendi in giro?”
No. E' ciò che faccio”
Ma come fai? Dev'essere orrendo!!!”
Orrendo o no, qualcuno dovrà pur farlo. In ogni caso a me piace il mio lavoro, anche se adesso non ci vorrei pensare”
Certo. Capisco” rispose e cominciò a parlare di tutt'altro, ma il cervello di Roberto tornò al parco Lambro e gli venne in mente qualcosa che non riusciva a focalizzare.
Il pub!!! Stupido che non sei altro!!! C'è un Pub sulla via Monfalcone, forse qualcuno che aveva passato la serata là, o il proprietario, avrebbero potuto notare qualcosa quella notte, aver notato qualche mezzo, un'auto o un furgone parcheggiato nello spiazzo davanti al parco.”
Doveva accertarsene il prima possibile.


L'appuntamento di Serena


Nonostante fossero le otto di sera la città si nutriva ancora della luce del giorno che non si era arresa alle tenebre notturne.
La temperatura era lievemente più gradevole rispetto al pomeriggio ma i residui dell'afa milanese erano ancora presenti nell'aria.
Via Sardegna era quasi deserta la sera e solo sporadiche auto le ricordavano che si trovava in città. A quell'ora la maggior parte dei milanesi era a tavola a consumare la propria cena, magari davanti al telegiornale.
Serena stava aspettando il suo misterioso cliente. Guardò nervosamente il suo orologio e cominciò a temere un altro bidone. Dietro di lei udì un rumore. Si voltò, vide un ragazzo che portava tranquillamente a spasso il suo cane, il quale faceva i suoi bisogni sulle ruote delle auto posteggiate; il risultato fu il puzzo di urina che si sollevava nell'aria complice il caldo afoso di Luglio. Se durante quella attesa, che stava diventando sempre più snervante, si fosse alzato un leggero vento a Serena non sarebbe affatto dispiaciuto, ma purtroppo non pareva esserci speranza e sentiva il leggero vestito che indossava sempre più appiccicato alla pelle, ormai umida di sudore.
Guardò ancora nervosamente l'orologio, erano le 20:10.
Quello stronzo non viene.” pensò con rabbia, ignorando che il mostro del Lambro in realtà la stava osservando compiaciuto, pochi metri più in là.
Rassegnata ed infastidita, si voltò pronta a rientrare in casa, ormai stanca di quella attesa. Ma quando era ormai in prossimità del portone udii un clacson suonare. Si girò e vide il suo cliente, fu un attimo combattuta, poi pensò ai soldi che avrebbe guadagnato e gli andò incontro.
Finalmente!!!” esclamò vedendolo.
Mi spiace per il ritardo, ma vedrai che saprò farmi perdonare” lo disse con un sorriso, una scintilla passò veloce nei suoi occhi, la scintilla del male. Serena non si accorse di nulla perché intenta a salire in auto. Lui l'accolse con un sorriso e si avviò, ma non verso il centro come aveva immaginato lei.
L'uomo fece inversione e si diresse verso la circonvallazione e in piazza Tripoli girò su viale Misurata. Il traffico era intenso ma scorrevole, i negozi erano già chiusi, superò il cavalcavia delle milizie e proseguì, senza proferire parola. Anche Serena era indecisa sul da farsi e non diceva nulla. Il silenzio regnava nell'abitacolo. Anche l'autoradio era spenta. Svoltò su via Ripamonti, dirigendosi verso la periferia.
Dove mi porti?” domandò lei curiosa rompendo il silenzio ma lui non le rispose. Il suo volto era serio, scolpito duramente nei lineamenti e Serena cominciava ad innervosirsi.
Ti ho chiesto dove mi porti!”ritentò lei, ma lui nulla, non parlava, non la guardava.
Allora?” domandò spazientita: Lui la guardò, negli occhi. Serena vide il male e ne ebbe paura.
Milano si allontanava alle loro spalle e quando le case divennero più rare girò in una stradina sterrata e si fermò.
Serena non disse nulla.
Se voleva farlo là lo avrebbe lasciato fare. L'unica cosa che desiderava in quel momento era uscire da quella bizzarra situazione e tornarsene a casa.
Non appena furono fermi lui tirò fuori un fazzolettino, lei lo guardò impietrita. Inizialmente faticò a focalizzare ciò che stava accadendo, poi d'improvviso capì, e tutto ciò che aveva sempre temuto del suo lavoro le si materializzò davanti. Una paura folle la invase. Tentò di fuggire afferrando la maniglia della portiera, ma non si aprì. Il panico le montò addosso, feroce, mentre lui l'afferrò dalle spalle immobilizzandola e premendole il fazzoletto sulla bocca. Serena tentò invano di divincolarsi fino a quando le forze le vennero meno, la vista le si offuscò, ed il mondo diventò sempre più buio sempre più nero, nero come la pece.


Notte al parco


Domenico si sedette su una panchina di pietra in cima alla collina, quella a lato della buca dove era stato ritrovato il corpo. L'agente che era con lui lo imitò ma si sedette sulla panchina di fronte. Aveva la fronte imperlata di sudore. Tutti i punti di entrata e uscita del parco erano piantonati dai suoi uomini. Non aveva lasciato nulla al caso. Non c'era possibilità alcuna che il mostro del Lambro potesse entrare inosservato.
La missione era “fermare il mostro del Lambro”, o al massimo rintracciare il corridore anonimo che era stato indicato da Luigi Larro.
Erano le 20:40, e anche se non era ancora buio l'ombra della sera era padrona. Nell'aria un po' più fresca del parco c'era profumo di salsedine e Domenico aveva voglia di evadere. Gli sarebbe piaciuto essere in tutt'altro posto.
Da quella posizione poteva vedere bene la scuola alle sue spalle, ma anche i due sentieri che passavano a fianco della montagnetta. Le luci dei lampioni di fronte alla scuola erano già accesi, come pure quelle dei pochi lampioni laterali al sentiero asfaltato che vedeva di fronte a lui in basso. Proprio da quel sentiero passò un ciclista e buttò uno sguardo veloce verso la buca, forse incuriosito dagli eventi di quella giornata.
Che voglia che ha quello...” commentò Domenico che sudava a star fermo figurarsi se aveva voglia di mettersi a pedalare.
L'agente suo compagno si voltò a guardare il ciclista e si limitò a rispondere “Già!” era troppo accaldato e la camminata per il parco che avevano fatto per sistemare tutto l'aveva provato almeno quanto Domenico.
La bocca cominciava a seccarsi, ed a Domenico venne in mente che erano diverse ore che non bevevano e con quel caldo non andava bene:
Ispettore?” lo chiamò l'agente.
Dimmi”
Crede che sia possibile andare a prendere qualcosa da bere? Tanto è presto!” disse quasi leggendogli il pensiero.
Ma si! Prendi un paio di birre e dell'acqua” acconsentì, pregustando il gusto della birra fresca che gli accarezzava il palato prima di scendere dolce nello stomaco.
L'agente si allontanò felice di questa decisione e si diresse al pub ad angolo con via Monfalcone. Ritornò dieci minuti dopo con due sacchetti pieni di bevande fresche. Domenico prese la sua bella Peroni e tolse il tappo con l'accendino, prontamente imitato dall'agente.
Salute” disse alzando la birra in direzione dell'agente, che ricambiò, prima di ingollare la birra fresca come stava facendo il suo capo.
Non c'è niente di meglio che una buona birra fresca sotto un cielo d'estate” commentò l'ispettore.
Com'è poetico ispettore”
La birra è poesia Paolo”.
La notte era ancora lunga, ma quantomeno sarebbe trascorsa con bibite fresche a portata di mano.
Domenico e Paolo chiacchierarono un po' prima di decidere di dormire un paio di ore a testa, Domenico fu il primo a coricarsi e si accorse di quanto fossero scomode quelle panchine di pietra









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