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Quinto capitolo



5.


Martedì primo Luglio dalle 23.00


-Il risveglio di Serena
-Il pub
-Il parco Lambro la notte dopo























Il risveglio di Serena


La sua mente era stata sottratta alla realtà, con crudele rudezza. Ora, dopo un tempo indefinito cominciava a riprendere coscienza, cercando di uscire dalle tenebre che l'avvolgevano. Voleva ritrovare quella luce che le era stata sottratta e che le era appartenuta fino a poco tempo prima.
Le sue palpebre sofferenti e tremolanti cercavano stancamente di riaprirsi, ma la fatica non fu appagata della luce. Il buio imperava sovrano nella stanza.
Cercò di guardarsi intorno, e per un attimo rimase confusa. In quel buio totale non riusciva a capire se aveva realmente riaperto gli occhi e dovette sbattere le palpebre più volte.
Fu presa dalla paura. Si rese conto di essere sdraiata supina. L'umidità gli accarezzava la pelle ed in lei crebbe la consapevolezza di essere nuda.
Il silenzio l'abbracciava sordo e macabro al tempo stesso, le braccia legate sopra la testa cominciavano a farle male. Cercò di tirarle a se, di liberarsi da quelle corde. Ma fu un errore... I lacci che le tenevano i polsi saldamente ancorati si strinsero maggiormente facendo diminuire l'afflusso di sangue alle mani e producendogli una sensazione di gonfiore.
Anche le gambe erano legate all'altezza delle caviglie, ed erano divaricate.
La paura che già l'attanagliava cresceva sempre di più, il suo corpo venne scosso da un tremolio incontrollabile, i nervi cominciavano a cederle e le lacrime a sgorgare. Cominciava a capire di essere prigioniera di un mostro. Il male profondo di un essere malato l'aveva rapita. Perse il controllo anche della sua mandibola ed anch'essa tremò in maniera incontrollabile. In preda al terrore Serena cominciò ad urlare, fu un urlo disperato di aiuto.
“Credo sia completamente inutile che urli” sentì la voce agghiacciante di quel mostro, era come se fossero le tenebre a proferire parola. Una sensazione di impotenza la pervase, quell'uomo avrebbe deciso della sua vita e lei non poteva nulla per cambiare quello stato di cose.
Girò la testa, a destra e sinistra freneticamente in preda al panico, nel vano tentativo di vedere la sagoma dell'uomo. Fu tutto inutile. Credette di vivere un incubo...Ma purtroppo era la triste realtà.
Deglutì e cercò di raccogliere in sé tutto il coraggio che le rimaneva.
Cosa vuoi da me?” domandò, ma la voce le uscì incrinata dalla paura.
Sudava Serena.
Voglio stare un po' con te, tutto qua” rispose il mostro con una risata strozzata, uno sbuffo indistinto.
Lasciami andare lurido pervertito!”
Ottenne una risata, fragorosa, folle.
Adesso non te ne rendi conto, ma presto mi vorrai, mi implorerai di stare con te.” disse. Poi sentì scattare una serratura, una lama di luce penetrò nella stanza. Gli occhi di Serena si chiusero infastiditi. Fu un attimo, l'uomo uscì e la porta si richiuse alle sue spalle.
Noooooo!!!” gridò Serena piangendo.


Il pub


La notte si era ormai insediata diventando protagonista assoluta del cielo.
La luna piena e le stelle non riuscivano a distrarre Roberto dai suoi pensieri. La sua mente confusa gli proiettava una serie infinita di immagini.
Il volto di Maria veniva sostituito dai grandi e allegri occhi blu di Teresa. I momenti passati con la prima si sovrapponevano a quelli trascorsi quella serata con la seconda. Ma nonostante sapesse che con Maria era ormai finita e non c'era nessuna possibilità di un ricongiungimento, non poteva comunque evitare i sensi di colpa.
Eppure lui e Teresa avevano trascorso una serata piacevole. Avevano preso un gelato in piazza Castello e l'avevano mangiato mentre camminavano lungo il sentiero che costeggiava un Castello Sforzesco illuminato dai faretti che gli donava un'immagine suggestiva, un gioco di luci volto a valorizzare una struttura già importante ed imponente. Si erano fermati alla fontana, proprio davanti all'ingresso del castello e si erano seduti sul bordo, come tante altre coppie e turisti.
Roberto aveva studiato i bei lineamenti del viso di lei, che diventava quasi magico e surreale grazie al gioco delle luci artificiali, e, con il Castello che faceva da sfondo, si era sentito quasi un uomo d'altri tempi, un cavaliere che corteggiava la sua dama. Sorrise a quel pensiero da adolescente.
Ma i suoi dolci pensieri d'amore ed i suoi sensi di colpa nei confronti di Maria furono offuscati dall'immagine della donna ritrovata quella mattina e di conseguenza dal mostro del Lambro.
Doveva assolutamente riuscire a prendere quel maniaco e non aveva tempo ora per una nuova avventura amorosa. Con la testa ingombra di tutti questi pensieri si ritrovò su via Monfalcone, svoltò in via Crescenzago e parcheggiò quasi subito.
Il pub era aperto, le grandi insegne verdi erano illuminate; si diresse proprio là.
Il pub aveva tre grandi vetrate, dove si poteva guardare all'interno. Non gli parve che ci fosse molta gente. Entrò. L'interno era allestito all'irlandese con le sue luci soffuse, bancone e tavoli in legno. Diede un'occhiata in giro, velocemente. Contò 5 persone sedute. Tre amici ad un tavolo alla sua destra intenti a bersi un boccale di media scura e da come si atteggiavano e ridevano non doveva di sicuro essere la prima. Alla sua sinistra, ad un tavolino molto appartato c'era una coppietta.
Si diresse diretto al bancone. C'erano due baristi, uno magro che stava sciacquando dei bicchieri e l'altro grasso e rozzo con due baffoni stile biker americano. Fu proprio quest'ultimo che gli si avvicinò.
Cosa ti do amico?” disse volgarmente.
Viva la cortesia!” pensò Roberto, mostrandogli il tesserino.
Cosa c'è amico? Qua siamo belli come il sole!” rispose arrogante il grasso. Era evidente che aveva qualche problema di comunicazione con i poliziotti, ma in quel momento a Roberto non interessava indagare sul motivo.
Parli pure con me” disse l'altro mentre si avvicinava asciugandosi le mani con uno straccio.
Buonasera. Sono l'ispettore Locurto della polizia di stato, volevo farvi qualche domanda”
Questi arrivano e vogliono fare domande, non basta che li paghiamo con le nostre tasse...” disse il grasso.
Basta Dennis!” lo fulminò l'altro. Il grasso accusò il colpo e si allontanò, continuando a guardare con aria di sfida Roberto, che si trattenne, e lasciò perdere.
Per ora! Ma prima o poi mi rivedrai.” si disse.
Prego?” lo incalzò l'altro.
Volevo sapere se per caso ieri sera eravate aperti?”
Si. Come tutte le sere, tranne il Lunedì”
C'era molta gente?”
No. Non c'è mai molta gente in settimana, all'una e mezza il locale era già vuoto”
Dunque avete chiuso a quell'ora?”
No. Abbiamo chiuso alle tre circa”
Siete passati da via Crescenzago per andare a casa?”
Si. E' importante?” chiese incuriosito.
Ma lei non sa cosa è successo al parco?”
No.”
Va bene! Comunque mi interessava sapere se avete notato un'auto o un furgone parcheggiato davanti alla fabbrica”
Mi faccia pensare... - il suo volto parve concentrato - .Si! Dennis?” chiamò il suo socio.
Che vuoi?” rispose con rabbia.
Non c'era mica un'auto parcheggiata davanti alla ditta in via Crescenzago ieri sera?”
Si! E allora?”
Allora mi interesserebbe sapere il modello” si intromise Roberto con tono fermo e guardando dritto negli occhi Dennis. Lui sostenne lo sguardo per qualche secondo, poi rispose:
Un Bmw X6, è una macchina che adoro! Contento sbirro?”
Roberto non ci badò e proseguì: “Di che colore?”
Argento, mi pare!”
Le pare!?”chiese inarcando le sopracciglia.
No, era argento” rispose secco.
Bene, avete notato qualcos'altro? Non so', qualche movimento strano?”
No. Ho rallentato solo perché Dennis voleva vedere l'auto, poi ho proseguito per la mia strada.”
Roberto ringraziò il barista magro e se ne andò, senza salutare Dennis. Le persone presenti nel locale non parvero assolutamente interessate alla conversazione dei tre uomini, sembrava quasi che non si fossero mai mossi.
Ora Roberto sapeva che c'era un'auto parcheggiata nello spiazzo di fronte al Lambro, ed era una macchina lussuosa. Tuttavia non poteva collegarla ancora al mostro del Lambro, poteva anche essere del proprietario della fabbrica che magari si era trattenuto fino a tardi in ufficio, probabilmente in buona compagnia. Di sicuro quella sera quando aveva avuto modo di vedere le auto parcheggiate non ricordava di aver visto un Bmw x6. Non era un'auto che passava inosservata! Doveva verificare. Per il momento, annotò il modello ed il colore sul suo taccuino.


Il parco Lambro la notte dopo


I suoi occhi scrutarono avidamente tutto l'ambiente circostante come due radar invisibili ed attenti. Il palazzo rosso alla sua destra, aveva tutte le luci spente mentre l'istituto Molinari alla sua sinistra, aveva le luci dell'atrio accese ma non quelle delle classi. Gli alberi del parco subito dopo il cancello della scuola, parevano finti nella loro immobilità.
Avanzò lentamente su via Crescenzago. Oltre al rumore della sua auto non sembrava esserci nulla, tutto era avvolto dal silenzio.
Troppo silenzio!
Passò davanti al sentiero asfaltato dove era entrato solo la sera prima, guardò all'interno, non notò movimenti particolari, tutto era irrealmente fermo.
Decise di passare oltre, percorse tutta la via fino ad arrivare in via Feltre, svoltò verso l'altro ingresso. Dietro di lui, ad almeno 500metri c'era la pattuglia della polizia. La poteva riconoscere anche a distanza. Si accostò con calma e spense il motore. La pattuglia gli passò di fianco ignara e quando si fu allontanata, il mostro del Lambro riavviò il motore, arrivò davanti all'altro ingresso e osservò il silenzio. Quel luogo era diverso dal solito, sembrava tutto finto irreale, anche l'erba e gli alberi sembravano messi lì per osservarlo. Provava una strana sensazione, e non gli piaceva.
Non è possibile che la polizia non abbia intensificato i controlli.” pensò.
Gli venne in mente lo sbirro che si occupava del caso, non lo aveva visto negli occhi per via degli occhiali da sole, ma d'istinto gli pareva un tipo sveglio, tanto da avere la netta sensazione che gli avesse preparato una trappola. Non poteva correre il rischio di sottovalutare il problema.
Ghignò.
Era troppo sicuro che l'interno del parco fosse pieno di agenti in borghese, pronti a saltargli addosso non appena si fosse fatto vivo
E bravo sbirro! Mi vuoi fregare?” disse divertito.
Allora cosa posso fare per lasciarti di stucco? Non penserai davvero che caschi nella tua trappola? Patetico di uno sbirro.”
Il suo primo pensiero fu di entrare con l' auto all'interno del parco, dal lato dove si poteva circolare, ma cambiò idea. I rischi erano troppi. Dopo un'attenta riflessione decise che la cosa migliore era di tornare indietro e lasciare il cadavere dallo stesso lato della sera prima. Lì, anche se c'erano degli sbirri, sarebbero stati pochi e li avrebbe colti di sorpresa. Era sicuro che anche loro non credevano possibile che il mostro sarebbe tornato sul luogo del crimine della sera prima!
I lampioni accesi sui bordi delle strade riflettevano la fredda luce gialla sul volto del killer.
Il suo ghigno era feroce.
Arrivò di nuovo su via Crescenzago, superò l'ingresso di fianco alla scuola per poi arrestare la sua auto a pochi metri dalla fine del parco. Scese velocemente, aprì il baule prese il cadavere della donna ancora avvolto nel cellophane e, proprio mentre sentiva delle urla in lontananza che intimavano:
Fermo o sparo!” lui scaricò il cadavere a terra e tornò di corsa all'auto. Così com'era arrivato, si dileguò.
Domenico era sicuro di aver preso bene la mira, ma evidentemente si era sbagliato. L'auto partì veloce facendogli capire di aver sparato a vuoto:
Chiama la pattuglia, digli di bloccare l'uscita di via Feltre!!!” urlò mentre cominciava la sua folle corsa all'inseguimento del bmw saltando il cadavere, nel disperato tentativo di leggere almeno qualche numero della targa, ma dovette rinunciare e si fermò stremato a metà strada, chino, con le mani sulle ginocchia ansimante.
Guardò in direzione dell'auto e la vide sparire prima ancora dell'arrivo della pattuglia. Adesso doveva avvertire Roberto.






















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