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Decimo capitolo


10.


Mercoledì 2 Luglio dalle 13.00


-Il pranzo veloce
-Il sito
-Alla ricerca del soldato























Il pranzo veloce


La cucina luccicava, l'aveva lustrata a dovere, tra le proteste della sua amata nonna.
Ma Teresa aveva insistito ed alla fine sua nonna aveva ceduto, lasciò fare i mestieri alla nipote e lei, in una sola mattina, aveva lustrato tutta la casa, fatto la lavatrice e steso il bucato.
Lina era proprio orgogliosa di sua nipote, una ragazza laureata, solare, che non aveva dimenticato di essere una donna, anzi le aveva confessato che quando frequentava l'università, spesso tra un libro e l'altro faceva i mestieri perché la aiutava a mettere in ordine le idee.
Teresa si mise le mani sui fianchi e con aria sbarazzina si guardò attorno per vedere se il lavoro fatto le compiacesse. Sorrise allegra e si disse che si, aveva di che essere soddisfatta.
Accese il gas con il soffritto per il sugo e quando le cipolle cominciarono a rosolare versò la passata di pomodoro nella pentola. Poi prese il suo cellulare e chiamò Roberto. Gli aveva sottratto un biglietto da visita dalla sua auto la sera prima, gli piaceva stare con quell'uomo gentile ma dallo sguardo provato dalla vita o dagli orrori con i quali era costretto a convivere:
Ispettore Locurto con chi parlo?>> rispose.
Che professionalità!” disse lei con il suo solito tono felice. Roberto sorrise nel riconoscere la sua
voce.
Teresa?”
E chi sennò?”
Come hai fatto ad avere... - ma capì subito e continuò dicendo - ok, lasciamo perdere.”
Forse è meglio. Mangiamo qualcosa insieme?”
Mi dispiace ma sto lavorando ad una pista. Tra poco passo un attimo da casa ma devo scappare”
Un piatto di spaghetti al sugo veloci qui da nonna.”
No davvero devo...”
Un quarto d'ora, venti minuti al massimo e sei un uomo libero giuro giuro.”
Va bene – si arrese - tra 10 minuti sarò da voi.”
In realtà ci avrebbe messo un po' di più.
Le ferite gli bruciavano da impazzire. Mentre saliva le scale per andare al suo appartamento passò davanti alla porta della signora Lina, sentì il profumo di un sugo ben cucinato, gli venne l'acquolina in bocca e gli si aprì lo stomaco. D'improvviso la porta della signora Lina si aprì facendolo trasalire. Apparve la bellissima sagoma di Teresa. Il suo sorriso si apriva sul mondo e a guardarla pareva impossibile che esistessero realmente dei problemi fuori da lì:
Mi hai fatto saltare in aria!” protestò lui.
Scusa.” disse lei con l'espressione di una che avrebbe voluto dire, con quel suo fare sbarazzino
E io che ci posso fare!” Poi, nell'osservarlo, la sua espressione si fece più seria
Ma cosa ti è successo?”
Storia lunga, mi cambio e arrivo.”
Sembra che ti sia passato sopra un treno!!!”
Uno scooter per l'esattezza”
Riesci ad avere una giornata normale te?”
Certo! Tutte tranne quella di oggi.”
Se lo dici te sarà vero! E' pronto ti aspettiamo.” disse recuperando la sua vivacità.
Roberto salì al suo appartamento, sostituì la camicia rovinata con una stirata di tutto punto di colore azzurrino ed ovviamente si cambiò anche il completo. Ne indossò uno grigio, poiché nella caduta aveva sporcato anche i pantaloni. Si mise gli occhiali da sole e scese a mangiare il suo piatto di spaghetti seguito da un branzino con patate al forno.


Il sito


Le strade erano sgombre, la giornata caldissima con i suoi 32 gradi. Domenico guidava con tutti e quattro i finestrini abbassati, nel vano tentativo di far girare un po' d'aria all'interno del veicolo. L'aria condizionata funzionava solo quando era in movimento, ma non appena si fermava ad un semaforo tutto cambiava, ed il calore tornava padrone dell'abitacolo, facendolo grondare di sudore.
Il semaforo era già giallo per i pedoni ma proprio in quel momento un anziano gli stava transitando davanti lentamente. Ovviamente perse secondi preziosi di verde prima di poter partire. Ripensò a quell'anziano, solo, nel caldo luglio di Milano. Chissà quanti si trovavano nelle sue stesse condizioni ed Agosto per loro sarebbe stato anche peggio.
Finalmente dopo venti minuti di macchina era in viale Toscana. Fu fortunato e trovò anche parcheggio sotto il portone del palazzo dove doveva essere ubicata la sede del sito “labbra di rosa”. Appena il tempo di chiudere lo sportello e davanti ai suoi occhi si materializzò una bella bionda in minigonna. Entrò nel portone seguita da Domenico. La bionda si incamminò a piedi al primo piano, lui le era sempre dietro e lei, sentendone la presenza, si voltò ad osservarlo, con sguardo sospettoso.
Al primo piano si ritrovò davanti alla porta del sito, una porta blindata, dove proprio sotto lo spioncino vi era il simbolo della rosa che aveva avuto modo di vedere tatuato attorno all'ombelico di Serena o Ada Da Silva. Ora che era vicino alla donna, che continuava a scrutarlo sottecchi, si rese conto che lei lo sovrastava di tutta una spanna, doveva essere alta almeno un metro e novanta.
Però, che stangona!” pensò ma subito sentì una vampata di calore sulle gote, sperò di non arrossire, ma sapeva che la sua era una speranza vana.
Aveva quel difetto da quando era ragazzino e ogni volta che aveva a che fare con le donne, il suo difetto emergeva facendolo imbarazzare più per il rossore che per tutto il resto.
Sei un gigolò?” chiese lei d'improvviso.
Come scusi?”
Ti ho chiesto se sei un gigolò?” Aveva un accento dell'est europeo.
No, no. Ma scherza? Sono della polizia.” rispose lui subito.
Polizia?”
Si esatto” ripeté e la donna si affrettò giù per le scale proprio mentre la porta si apriva. Domenico, ancora perplesso per la fuga della donna, mostrò il tesserino alla ragazza che aveva aperto. Era molto carina, di circa 20 anni con i capelli lisci e neri.
Lei lo fece accomodare con il suo italiano non perfetto, e gli disse che lo avrebbe fatto parlare col suo capo. Sparì dietro una porta per rispuntare dopo due minuti invitandolo ad accomodarsi all'interno.
L'ufficio era piccolo, con una sola finestra che stava alle spalle del giovane trentenne, italianissimo:
Piacere Giorgio Pirra. A cosa devo questa visita?”
Domenico si presentò a sua volta prima di accomodarsi di fronte a Pirra e mostrare le foto di Serena e di Jessica.
Signor Pirra conosce queste due donne?” l'uomo squadrò le foto per qualche secondo.
Certo che le conosco, hanno un profilo sul mio sito. Come mai questa domanda?”
Scusi. Ma prima devo chiederle delle altre cose.”
Prego sono a sua disposizione”
Saprebbe dirmi il nome di questa ragazza?” Gli spinse più vicino la fotografia di Jessica.
Attenda che controllo” e digitò qualcosa sulla testiera del computer probabilmente stava entrando nella scheda di Jessica.
Allora... - disse guardando lo schermo - ..Jessica Timòteo, provenienza San Paolo, Brasile, 25 anni in arte semplicemente Jessica. Collabora con noi da sempre, da quando abbiamo aperto il sito”
Cioè? Quanto tempo fa?”
A Settembre saranno due anni”
E sono mai sparite delle ragazze?”
Sparite in che senso?”
Donne che da un giorno all'altro non si sono fatte più sentire”
Beh si! Capita continuamente a dire la verità”
Potrei avere una lista?”
Non ci sono problemi, però gradirei saperne il motivo. Mi sta bene aiutare la polizia, ma non alla cieca.”
Quello che posso dirle è che sono sparite delle ragazze e crediamo che siano tutte collegate al suo sito.”
Sparite?! Intende forse...” la sua voce era incrinata da un leggero tono di terrore.
Lasci perdere cosa intendo.”
Ho capito. Le faccio avere la lista.” chiamò la sua segretaria e le chiese di scaricare il file di tutte le donne che non si erano più fatte sentire per il rinnovo mensile, da Settembre ad adesso e di consegnarlo all'ispettore.
I due uomini si strinsero cordialmente la mano e Domenico andò a ritirare il foglio appena stampato. Lo guardò da prima distrattamente, poi con stupore crescente gli diede un'occhiata attenta. In meno di due anni erano sparite 15 donne.
O mio Dio!” esclamò inorridito e si precipitò fuori dalla porta.

Alla ricerca del soldato


La folla di persone davanti alla mensa per i poveri si era notevolmente sfoltita e solo un ristretto numero era ancora in attesa di essere servito.
Piazza Tricolore era tranquilla, le code alla fermata dell'autobus sarebbero riprese solo alla sera, le auto passavano ma senza essere accalcate una sopra l'altra, anche se in lontananza il suono di qualche clacson si faceva ancora sentire.
Lo spazio davanti alla mensa era pieno di gente che chiacchierava, alcune sedute, altre in piedi.
C'erano Muratori, senza tetto, extracomunitari. In comune avevano solo la pancia finalmente piena.
Roberto non ebbe esitazioni e si fermò vicino ad un gruppetto di senza tetto, uno dei tanti presenti.
Buongiorno scusate” cercò di interrompere educatamente il discorso.
Dica” rispose un uomo con capelli e barba lunghissimi, grigi e crespi, un gran faccione e una pancia che lasciava intendere che se anche viveva per strada il cibo non gli mancava. Reggeva una bicicletta piena di borse all'apparenza stracolme.
Sto cercando un uomo che voi dovreste conoscere...”
Chi?” chiese l'uomo barbuto.
Non conosco di preciso il suo nome. Ma questa mattina è stato testimone di un rapimento”
Te saresti uno sbirro?” domandò un altro, con la voce catarrosa per via del fumo.
Il soldato, che era nei paraggi, sentì il discorso e, invece di farsi avanti, per timore di altri guai, approfittò dell'anonimato e di dileguò velocemente.
Si, ma non voglio crearvi problemi, vorrei soltanto parlare con quell'uomo” stava continuando intanto Roberto.
Dove sarebbe avvenuto questo rapimento?” chiese il barbuto.
In via Panfilo Castaldi a pochi isolati da qui.”
Il sole continuava a svolgere il suo lavoro in maniera troppo perfetta, tanto che Roberto aveva l'impressione che gli stesse cuocendo la testa.
Chi ha sentito parlare di questa storia?”. Il barbuto si rivolse al gruppo e solo allora Roberto si accorse di quanti uomini ora gli erano attorno.
Il Soldato ha raccontato qualcosa di simile stamattina.” si alzò una voce alle sue spalle.
Chi è il Soldato?” chiese Roberto curioso. Tutti si voltarono per indicarlo e solo allora si resero conto che il Soldato non c'era più.
Si vede che non vuole grane” pensarono i compagni iniziando ad allontanarsi chi verso la piazza, chi in corso Concordia, chi in viale Piave...
Un momento... - urlò Roberto - ..ditemi almeno dove posso trovarlo”
Quando non vogliamo farci trovare andiamo nei sotterranei della centrale” gli rivelò il barbuto poi, salì sulla sua bicicletta e si allontanò.
E da dove si entra?” Il senza tetto era sempre più lontano e non si prese la briga di rispondere.
Fanculo!” esclamò a voce alta. Si rese conto che i muratori, gli extracomunitari e le altre persone che erano lì presenti lo guardavano, ebbe una gran voglia di mandare a quel paese anche loro, ma il suo cellulare prese a squillare e la voce di Domenico lo mise al corrente delle ultime novità.
15? Hai detto 15 donne?” chiese tra meraviglia e preoccupazione.
La situazione è più complicata del previsto.”
Non dire nulla a nessuno per il momento, se si diffonde la notizia siamo rovinati.”
Tranquillo, restringo il campo e vedo quante sono realmente scomparse.”
Perfetto poi fammi sapere, io sto cercando di rintracciare un barbone che chiamano “il Soldato” dovrebbe essere sotto i tunnel della centrale. Approposito sai da dove si entra?”
Da via Ferrante Aporti. La finestra è a bordo strada, poco prima del tunnel. Sta in guardia però. La sotto è molto buio e ci sono un sacco di cunicoli, rischi di perderti.”
Farò come pollicino.” e chiuse la comunicazione.
Si fermò in una cartoleria a comprare del gesso avrebbe segnato il suo percorso, la torcia ce l'aveva già in auto.
Arrivò in via Ferrante Aporti che costeggiava la sopraelevata della stazione centrale. I muri della sopraelevata erano tutti stati colorati con dei murales, un'arte che a Roberto restava assolutamente incompressibile.
Individuò la finestrella, l'aprì e si infilò dentro.
Fu abbracciato dal buio. Un buio totale, completo, inquietante. Si tolse gli occhiali da sole e li ripose nel taschino. Accese la torcia e passò il fascio luminoso un po' dappertutto. Gli unici rumori che sentiva provenivano dalla strada. Deglutì e cominciò ad avanzare lentamente, facendo la prima x sul muro.












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