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Sedicesimo capitolo



16.


Mercoledì 2 Luglio dalle 21.00


-La rassegnazione
-Il posto di blocco
-Ora a noi























La rassegnazione


Nel buio di quella stanza, nell'oscurità della sua mente, ormai offuscata e stravolta dagli eventi che l'avevano coinvolta, Jessica aveva perso anche l'ultimo barlume della sua forza fisica. Il suo corpo era tutto un formicolio, non era neanche più in grado di muovere le dita dei piedi.
Attendeva, rassegnata, solo la fine.
Si chiedeva quante donne avevano subito la sua stessa sorte.
Avevano urlato? Avevano chiamato aiuto? Avevano cercato di liberarsi? Di fuggire?
Jessica non lo sapeva e l'ultimo strascico di forza servì a far scorrere lacrime calde sul suo volto. Poi il nero divenne più nero quando perse i sensi, senza sapere se avrebbe rivisto la luce del giorno, o la notte, con la sua luna e le sue stelle.


Il posto di blocco


Il Mostro del Lambro si era appena ripreso dai propri pensieri, ritrovando il controllo del suo corpo e della sua mente. Era da tanto tempo che non pensava a quella donna che era stata sua madre.
Era un brutto segno, come di qualcosa che non andava per il verso giusto. Quello sbirro lo aveva agitato, se lo sentiva addosso. Lo innervosiva il fatto che avesse scovato il suo sito, il nome delle vittime...
Con tutta la fatica che ho fatto per tagliare le mani a quelle donne? Il puzzo della pelle che si scioglieva sotto l'acido e adesso quello le ha identificate lo stesso!” erano quelli i pensieri che gli facevano scaturire la rabbia, il nervoso. Accese l'auto per dirigersi dalla sua bella Jessica per poter compiere la sua vendetta anche se c'era ancora del tempo.
Speriamo che non sia già morta! Mi vorrei divertire prima di ucciderla.”
Era quasi in fondo a via Padova quando vide un posto di blocco della polizia. Il poliziotto con la paletta fece passare l'auto che viaggiava davanti alla sua e fece accostare lui.
Vincenzo Scarpa era tranquillo.
Nell'auto non aveva nulla di compromettente e la pala per scavare fortunatamente non se la portava mai dietro.
Patente e libretto prego” gli chiese il poliziotto con un marcato accento calabrese.
Ho fatto qualche infrazione agente?”. Il poliziotto alzò lo sguardo e, riconoscendolo, meravigliato esclamò:
Non ci credo...lei è Vincenzo Scarpa?!”
In persona”. Sorrise. Funzionava sempre.
Io sono Antonio. Piacere. Ho vista tutta la finale di Wimbledon! Fantastico!”
E' stata dura”
Sei ore di match! Incredibile”
Lei è troppo buono”
Franco!” urlò all'altro poliziotto che in quel momento era in auto a fare qualcosa che il tennista non capiva
Che c'è?!”
Vieni a vedere chi c'è qui?”
Aspetta sta arrivando una comunicazione”
Lascia stare, vieni un attimo” ed anche il collega scese dall'auto avvicinandosi. Lo riconobbe all'istante.
Nooo. Dimmi che non è vero!”
Verissimo” disse il tennista con fare compiaciuto.
Cosa ha comunicato la centrale in radio?” chiese Antonio al collega.
E che ne so. Mi hai fatto venire qui” Poi si rivolse di nuovo al tennista:
Mi fa un autografo?” mentre Franco andava verso la pantera della polizia.
Avvicinandosi con un pezzo di carta e una biro Antonio si accorse che il tennista aveva la polo sporca di sangue.
Cosa le è successo?” domandò indicando la maglietta.
Oh, nulla. Ho perso un po' di sangue dal naso, niente di grave ogni tanto mi capita”. Sorrise cordiale.
Nel frattempo il collega entrò in auto e sentì l'annuncio:
...A tutte le unità, ripeto a tutte le unità...codice 1...Fermare Vincenzo Scarpa... mostro del Lambro... ripeto Vincenzo Scarpa potrebbe essere il mostro del Lambro... fare attenzione il soggetto è molto pericoloso...
O cazzo...” imprecò e prese l'altoparlante. Vincenzo Scarpa si accorse di qualcosa, una sensazione. La strada era quasi sgombra.
Le dispiace scendere un attimo dall'auto?” lo invitò Antonio. La storia del sangue dal naso lo aveva convinto poco.
Certo che mi dispiace, coglione!” pensò ma rispose:
No certo, solo... attenda un attimo”
Certo, con comodo” intanto guardò il collega che gli fece un segno.
Il Mostro del Lambro raccolse il suo coltello da caccia.
Abbiamo fermato il sospetto. Mandateci rinforzi. Posto di blocco di via Padova” stava dicendo al microfono Franco, seduto al lato guida.
Antonio comprese il gesto del collega che lo incitava alla calma, a prendere tempo. Non comprendeva il motivo ma sapeva che era grave.
Può scendere per favore?” domandò più convinto.
Vincenzo Scarpa si accorse del cambiamento di atteggiamento.
Fanculo!”disse.
Come scusi?” Era vicino, troppo vicino al tennista.
Fanculo!” ripeté e, con un gesto rapido della mano destra, infilò il suo coltello da caccia nella gola del poliziotto. Il sangue uscì a spruzzo sporcandogli la faccia e la fiancata dell'auto. Vincenzo Scarpa ebbe un brivido di piacere nel guardare gli occhi increduli del malcapitato, mentre si portava d'istinto le mani alla gola, un secondo prima di stramazzare a terra.
Cazzo... cazzo... cazzo” disse Franco estraendo la pistola.
Fermati, cazzo fermati.”
Il Bmw x6 ripartì a razzo schiacciando il corpo di Antonio.
Dietro di lui sentì delle sirene in avvicinamento. Franco sparò un colpo solo prima di essere preso in pieno dal Bmw, che sradicò la portiera aperta dell'auto di pattuglia, mentre il corpo esanime di Franco cadeva di fianco al corpo del collega Antonio dopo essere volato in aria.
Le auto della polizia in arrivo si precipitarono all'inseguimento del Mostro del Lambro.


Ora a noi


La sera si stava inoltrando. L'orologio segnava le 21:15, la temperatura era piacevole, l'ideale per fare due passi con la persona amata, mangiando un bel gelato. Roberto si scoprì a pensare a Maria e poi a Teresa che stava piano piano prendendo il posto della prima nel suo cuore.
Avevano appena avuto il riscontro dell'unica impronta che Vincenzo Scarpa aveva lasciato proprio sul pulsante della sua sulla segreteria telefonica. E chi lo avrebbe mai detto? Il più grande tennista di tutti i tempi era il mostro del Lambro!
Perché?” a quella domanda avrebbe dato dopo una risposta, nel frattempo aveva spedito Domenico Canzi e due agenti dal questore Zanutta per farsi dare il mandato di perquisizione per poter entrare senza problemi nella casa del tennista. Roberto sperava che sarebbero arrivati in tempo per salvare la donna.
Sapeva che Vincenzo Scarpa era in strada poiché stava ascoltando le voci dei suoi colleghi sulle frequenze radio di ordinanza a bordo della sua Mito.
...sospetto sta percorrendo la via Palmanova in direzione del centro... gli siamo dietro...
Possibile che si stesse dirigendo verso il centro? Avrebbe deviato?
Roberto era in piazzale Loreto. Aveva appena imboccato via Andrea Costa. Se il mostro del Lambro si stava dirigendo davvero verso il centro gli avrebbe sbarrato la strada. Ma non ne era convinto.
...il sospetto ha imboccato la via Carnia, si dirige verso piazza udine...
Dove stai andando?
Certo la tangenziale!” pensò Roberto, convinto di non sbagliare. Svoltò in via Lulli, poi prese via Porpora e accelerò, mise la sirena sul tetto dell'auto e la azionò. Le poche auto in giro si accostavano per farlo passare. Superò un tram, rischiando di fare un frontale, entrò sotto il ponte della ferrovia in fondo a via Porpora e, quando ne uscì, sentì le sirene delle altre auto della polizia che arrivavano da via Ronchi. Si ritrovò proprio dietro al Bmw x6 del mostro.
Adesso tocca a noi!”disse, mentre passava proprio sotto casa sua in via Rombon.
Diede un'occhiata e notò che c'era ancora qualche furgone dei giornalisti. Molti meno rispetto a solo un'ora prima. Mentre il furgone dell'obitorio non c'era più, segno che il cadavere del soldato era stato portato via.
Passarono tutti i semafori col rosso, poi il Bmw imboccò la tangenziale est a Lambrate.
Procedevano a forte velocità. Vincenzo Scarpa non sembrava voler rallentare, anzi accelerava sempre di più e procedeva a zig zag, tra le auto.
Roberto lo seguiva, concentrato, i nervi tesi, le sirene spiegate. Dietro di lui una pantera procedeva veloce.
...stiamo percorrendo la tangenziale est... il sospetto non accenna ad uscire... procediamo a forte velocità...






















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