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Terzo capitolo




3.


Martedì primo Luglio dalle 15.00


-Vicolo cieco
-Serena e l'appuntamento
-I sentieri























Il vicolo cieco


Roberto era seduto alla scrivania del suo ufficio, davanti a lui erano aperti i fascicoli delle due vittime, con le foto sparpagliate su tutto il tavolo. Le guardava pensieroso, mentre dalla finestra spalancata alle sue spalle non entrava un filo d'aria e la ventola sopra la sua testa sembrava totalmente inutile al suo scopo. Si alzò e si diresse alla finestra. Fuori la vita scorreva serena in quella splendida e calda giornata di luglio.
Chi sono queste donne? Perché le hai scelte?” si domandava Roberto.
Sapeva che Sagario aveva già spulciato l'elenco delle persone scomparse ma senza successo, ma lui non poteva certo affidarsi alle indagini di Sagario così, mentre il sole gli scaldava il volto decise di andare a trovare Valerio Clemente dell'unità persone scomparse.
Uscì dal suo ufficio come una saetta e salì al secondo piano all'unità persone scomparse. L'arredamento era composto da otto diverse scrivanie oltre a vari scaffali zeppi di documenti. Tra i 5 agenti presenti, scorse Valerio Clemente. Lo salutò cordialmente.
Ispettore...”
Ho bisogno del tuo aiuto”
Mi dica”
Trovami tutte le donne tra i 25 ed i 35 anni scomparse negli ultimi sei mesi”
Ho già fatto questa ricerca per l'ispettore capo Sagario...” tentò di opporsi Valerio.
Lo so! Ma vorrei che la rifacessi per me”
Va bene ispettore” rispose e si mise subito al lavoro iniziando ad inserire dati al computer con una velocità impressionante. Si arrestò solo una volta e chiese, voltandosi verso Roberto:
Solo in Lombardia?”
No, estendi la ricerca in tutta Italia”
Come vuole!” così dicendo digitò le ultime parole prima che il computer avviò la ricerca.
Ci vorranno alcuni minuti”
Quanti?”
Una mezz'oretta. Se vuole le porto i risultati nel suo ufficio”
Va bene Valerio, ma portameli subito, appena sono pronti”
Certo ispettore ci conti”
La sua macabra scrivania era ancora là, Roberto ebbe l'impressione che quelle vittime gli chiedessero aiuto. Si sentiva impotente.“Non è possibile che non hai lasciato prove.” si disse mentre si avvicinava alla solita finestra. Una coppietta stava passeggiando proprio là sotto. Roberto li guardò felici e spensierati che chiacchieravano guardando le vetrine di alcuni negozi e non poté fare a meno di pensare a Maria.“Cosa starà facendo adesso?” la malinconia gli invase il cuore ma durò poco. La realtà gli tornò alla mente, spietata come sempre. Aveva un assassino da prendere, che a quell'ora poteva anche aver rapito una nuova vittima oppure stava pensando di farlo e lui non poteva permetterlo, doveva prenderlo.
Qualcuno bussò alla porta e Roberto lo invitò ad entrare, era Domenico:
Trovato qualcosa?”
Mi avresti permesso di tornare in caso contrario?”
No!”
Lo immaginavo. Tutto quello che c'era è qua.” disse aprendo un sacchetto per mostrare il contenuto a Roberto. Nel sacchetto c'erano altri sacchettini trasparenti con all'interno degli oggetti, che andavano dagli scontrini a mozziconi di sigarette. C'era perfino il laccio di una scarpa.
Roberto non credeva che quei referti lo avrebbero indirizzato sulla giusta pista, dando così, un senso diverso alle indagini, ma valeva la pena tentare. Ne valeva sempre la pena!
Va bene, porta questa roba a Raffaella e vediamo cosa ne viene fuori”.
Domenico obbedì e sparì dall'ufficio.
Guardò l'orologio, le 15:50, il tempo scandiva troppo veloce i minuti.
Possibile che Valerio non abbia ancora i risultati?” si chiese impaziente.
Decise di tornare di sopra, ma quando aprì la porta vide Valerio avvicinarsi al suo ufficio e lo fece entrare.
Valerio si fermò davanti alla scrivania e Roberto capì che era rimasto impressionato dalle foto che se ne stavano là sparpagliate. Si affrettò a riordinare.
Allora? Trovato qualcosa?”
Si...si... ecco... le ho portato le foto delle tre ragazze che ho trovato”
Grazie Valerio puoi andare ora” lo sollecitò, visto che lui era come imbambolato, ancora evidentemente turbato da ciò che aveva visto.
Si, certo. Mi scusi” e se ne uscì.
Roberto cominciò a sfogliare il primo fascicolo:
Anna Ribalti, 33 anni di Verona, scomparsa il primo febbraio di quell'anno, divorziata, non aveva figli.
Osservò la foto constatando che era più in carne rispetto ai corpi scolpiti delle vittime, la escluse.
La seconda si chiamava Rosa Carpa, 28 anni di Bologna, single, sparita il dieci marzo. Dalla foto si notava che era in buona forma fisica e il volto magro lo si poteva accostare ad un corpo statuario; la ragazza era bionda, mentre dalle foto delle vittime si evinceva che il mostro del Lambro prediligeva le brune. Ma questo non escludeva il fatto che avrebbe potuto essersi tinta. Appuntò il numero di telefono. Avrebbe chiamato la famiglia per chiedere questo particolare.
La terza donna, Armanda Donati, 35 anni di Palermo, sposata senza figli era scomparsa l'otto Giugno. Anche lei era in evidente sovrappeso quindi da escludere. Non restava che chiamare la famiglia della Carpa. Compose il numero e dopo pochi squilli una voce maschile rispose:
Pronto?”
Signor Carpa?”
Si?”
Buongiorno, sono l'ispettore Locurto della polizia di Milano, volevo farle una domanda riguardo sua figlia”
L'avete trovata?”chiese l'uomo speranzoso.
Non ancora signore”disse, e quelle parole gli pesarono parecchio.
Ah. Chieda pure!” rispose deluso.
Sua figlia era bionda naturale?” chiese ed in quel momento la sua domanda gli sembrava stupidissima, ma doveva saperlo.
Si certo, sia io che mia moglie siamo biondi. Ma perché mi fa questa domanda?
Mi scusi l'assurdità della domanda. Ma sua figlia si è mai tinta? Diciamo bruna?” chiese senza rispondere all'uomo.
No mai”rispose con convinzione.
Roberto ringraziò, si inventò che gli aveva fatto quelle domande perché stavano seguendo una pista, ma nello stesso tempo gli raccomandò di non farsi illusioni poiché la pista poteva rivelarsi sbagliata. Si sentì male per aver mentito a quell'uomo ma nello stesso tempo non poteva rivelargli il vero motivo della telefonata poiché gli avrebbe addossato ulteriori preoccupazioni. Chiuse la comunicazione assicurandogli che avrebbero continuato a cercare sua figlia senza sosta.
Attaccò la cornetta sbuffando. Non gli piaceva mentire, ma si disse che in fondo era stato necessario. La conclusione di quella telefonata però era una sola: anche quella pista era da escludere.
Si lasciò ricadere sullo schienale della poltrona, osservò la ventola che girava solitaria sul soffitto, e come lei anche lui si sentiva inutile, inadeguato, per la prima volta da quando era alla omicidi ebbe la netta sensazione di essere in un vicolo cieco.
Ma non si sarebbe arreso.


Serena e l'appuntamento


Serena camminava tra gli sguardi indiscreti e pieni di desiderio dei passanti. Lei era una bella brasiliana di 25 anni, aveva la pelle chiara e profumata, aveva lunghe gambe morbide e lisce ed ogni uomo sognava di potergliele accarezzare. Lei lo sapeva bene e per questo faceva la escort; vendeva il suo corpo in cambio di tanti bei soldoni. Si faceva pubblicità tramite un noto sito internet.
Proprio a causa del suo lavoro stava percorrendo via Foppa, aveva un appuntamento in un bar per incontrarsi con un cliente. Non era la prassi che lei utilizzava abitualmente, ma quel cliente aveva tanto insistito ed alla fine non aveva potuto dire di no. Certo tutta quella situazione non la lasciava tranquilla, anzi in lei c'era un senso di profonda inquietudine, un forte senso di paura: “Non fare la scema! Non pensarci.” si disse tra sé, ma non poteva farne a meno. Il suo lavoro la poteva portare tra le braccia di qualche mal intenzionato, la storia insegna che in fondo le prostitute sono le vittime ideali per un serial killer, e molte sue colleghe presenti e passate ne avevano fatto le spese sulla loro pelle.
Indossava un vestito molto leggero per l'occasione, quasi trasparente, ma non le portava alcun sollievo rispetto al caldo di quei giorni, anzi di tanto in tanto con un fazzolettino di carta doveva asciugarsi una goccia di sudore sul nascere.
Si fermò davanti al bar dove avrebbe dovuto incontrare questo facoltoso cliente, ma prima di entrare si guardò attorno, aveva la netta sensazione che qualcuno la stesse osservando, una sensazione sicuramente ambigua per lei che era abituata ad attirare lo sguardo degli uomini su di se: “Sei proprio una stupida!” si disse ed entrò nel bar.
L'ambiente era elegante ed accogliente ma in quel momento il locale era vuoto fatta eccezione per due uomini anziani che bevevano del vino bianco al banco e che si voltarono a guardarla non appena entrò.
Si avvicinò al banco ed il barista, un bel ragazzo, le si fece incontro chiedendole cosa desiderasse. Chiese un tè freddo al limone. Il ragazzo si allontanò appena per preparare la bevanda, e gliela servì col ghiaccio.
Serena era preoccupata. Del cliente che l'aveva contattata non c'era nessuna traccia.
Il suo cellulare si mise a squillare all'improvviso facendola sobbalzare:
Pronto?”
Serena?” chiese una voce maschile che lei riconobbe essere quella dell'uomo dell'appuntamento.
Si! Ma dove sei?” chiese infastidita da tutta quella situazione.
Mi devi scusare, ma purtroppo la riunione che avevo oggi è andata oltre e non sono riuscito a venire all'appuntamento” si giustificò l'uomo.
Potevi avvisarmi prima” protestò.
Hai ragione, ma credimi non mi è stato possibile. Però stasera sono libero e vorrei farmi perdonare, che ne dici di una bella cena prima di tutto il resto?”
Ti costerà di più e dovrai pagarmi anche il tempo che mi hai fatto perdere oggi.” rispose sottovoce per non farsi sentire dagli uomini del bar.
Non ti preoccupare se c'è una cosa che non mi manca sono i soldi.”
Va bene allora, passa a prendermi in Viale Sardegna 40 alle 20:00”
Non mancherò” disse e riattaccò.
Non appena chiuse la comunicazione il mostro del Lambro fece un sorriso sadico, continuando a guardarla mentre se ne stava là seduta ad un tavolo del bar, ignara della sua presenza.
A stasera” disse ad alta voce, una voce che sarebbe risuonata spaventosa agli orecchi di chiunque l'avesse udita.
La sua vendetta sarebbe continuata, ma prima di attuarla voleva divertirsi a dovere.


I sentieri


Roberto sobbalzò non appena sentì bussare alla porta del suo ufficio:
Avanti” disse invitando il suo sconosciuto visitatore ad entrare; la porta si aprì rivelando la sagoma di Sagario. Roberto rimase sorpreso ed infastidito nel vederlo.
Ciao, accomodati. A cosa devo la tua visita?” Sagario lo guardò facendo un mezzo sorriso provocatorio:
Sono venuto a vedere come te la cavi! Sono pur sempre un tuo superiore!”
Noto con piacere che hai ritrovato lo spirito giusto. Stamattina mi sembravi un po' giù, diciamo” disse Roberto con non poco sarcasmo, ma Sagario parve non farci caso e si limitò ad una sottile smorfia sul viso, che solo ad un occhio attento come quello di Roberto non poteva sfuggire.
Trovato qualcosa di utile?” domandò veloce.
Ci stiamo lavorando” tagliò corto Roberto.
Dunque presumo di no!” disse con tono soddisfatto Sagario.
Non ho detto questo. Mi sono limitato a dire che ci stiamo lavorando” insistette Roberto che a fatica tratteneva il fastidio che stava provando,
Tanto non caverai un ragno da un buco! Ti lascio lavorare allora!” continuò ed aveva tutta l'aria di volerlo prendere in giro.
Forse sarebbe meglio” ammise secco Roberto fissandolo impassibile negli occhi e Sagario, sempre con il suo mezzo sorriso provocatorio si girò e se ne andò senza curarsi di salutarlo e di chiudere la porta dell'ufficio.
Roberto rimase seduto qualche minuto, doveva sbollire la rabbia, poi una volta recuperato il suo naturale self-control si alzò, prese la giacca e uscì a sua volta dall'ufficio.
Scese velocemente le scale, ma prima di affrontare gli ultimi scalini per arrivare nell'atrio si fermò, fece due respiri profondi e si preparò ad affrontare Dario Cicoria. Quando fu pronto si incamminò alla guardiola.
Dario era intento ancora con le parole crociate. Roberto bussò sul vetro provocando lo scatto fulmineo di Dario, la sedia che cadeva, la scrivania che balzava in avanti col solito stridere dei piedi, sospinta dalle cosce di Dario e la smorfia di dolore mentre praticava un imbarazzante saluto militare. Roberto guardò la scena impassibile.
Sto uscendo, se mi cercano...” gli mostrò il cellulare.
Va bene ispettore.” Roberto fece un segno di assenso con la testa, guardò serio Dario ancora una volta e si incamminò verso l'uscita.
Ispettore!!!”
Se lo aspettava.
Aveva ragione stamattina”
Su cosa Dario?”
Era aratro!” Sorrideva soddisfatto, Roberto provando un sentimento, che era un miscuglio tra la pena e la rabbia, uscì dal commissariato diretto al parco Lambro.
Parcheggiò davanti all'istituto tecnico, e si incamminò a piedi sul luogo del ritrovamento del cadavere. I nastri bianchi e rossi della scientifica erano già stati rimossi giornalisti e curiosi se ne erano andati.
Una volta davanti alla buca si sistemò gli occhiali da sole e si accovacciò su di essa osservandola come se non l'avesse mai vista prima. Ad un esame attento Roberto notò che la fossa era stata scavata di fretta. Era evidente che il mostro del Lambro sapesse delle pattuglie che giravano di notte al parco, quello che non sapeva era che quello stupido di Sagario aveva messo una sola pattuglia a perlustrare la zona sottovalutando il problema.
Decise che avrebbe dato disposizioni affinché degli agenti in borghese sorvegliassero tutto il parco per tutta la notte.
Si alzò e si sistemò gli occhiali. Quella parte di parco era ancora vuota, ma a poche decine di metri c'erano giovani che prendevano il sole o che giocavano a pallone, alcune di loro ignare dell'orrore che v'era stato a poche decine di metri da loro. Ne sentiva le urla divertite.
Si concentrò sulla fossa: “Da dove sei arrivato?” si chiese. Davanti alla fossa c'era una piccola collinetta, forse tre o quattro metri di altezza per un raggio molto limitato.
Dalla sua posizione poteva vedere tre strade che si congiungevano per diventarne una sola che proseguiva alle sue spalle andando verso l'interno del parco. Non credeva proprio che uno con un cadavere in spalla sarebbe arrivato da quella via, piuttosto era sicuro che il serial killer avesse percorso una delle due strade che aveva davanti, escluse quella di centro. Quella strada infatti, saliva sulla montagnetta per ridiscendere dall'altra parte.
Si concentrò così sulle altre due. Una passava a destra della montagnetta costeggiando l'istituto tecnico. La percorse lentamente con lo sguardo fisso a terra. I suoi occhi setacciarono ogni centimetro quadrato di quel terreno: nulla. Quando tornò indietro si concentrò sull'ambiente circostante, notò che non c'erano lampioni, ma erano presenti molti alberi e sicuramente di notte quel tratto di strada doveva essere poco illuminato.
Si, il mostro del Lambro avrebbe potuto percorrere quel lato, ma doveva correre il rischio, seppure limitato, di essere visto da qualcuno dall'interno della scuola, presumibilmente il custode. Solo lui a quell'ora poteva trovarsi eventualmente all'interno dell'istituto e inoltre avrebbe potuto lasciare tracce sul terriccio del sentiero. Tornò davanti alla piccola fossa e percorse la strada alla sua sinistra. Era molto vicino alla buca, tre metri circa ,ed era asfaltata limitando così il rischio di lasciare tracce Roberto al posto del mostro del Lambro avrebbe percorso quella via. Anche qui guardò minuziosamente a terra: niente. Domenico aveva davvero raccolto tutto. Quella strada doveva essere un po' più illuminata rispetto all'altra e dava direttamente su uno spiazzo, che a quell'ora era colmo delle auto degli operai che lavoravano nella fabbrica proprio a ridosso di quel parcheggio, ma che di notte doveva essere vuoto, ideale per parcheggiare indisturbato.
Guardò l'orologio erano le 16:55, entro un'ora al massimo tutti gli operai sarebbero usciti e lui avrebbe potuto controllare quello spiazzo in tutta tranquillità. Fu fortunato, l'orario di chiusura della fabbrica era alle 17:00, così alle 17:30 il parcheggio fu completamente sgombro. Non sapeva esattamente cosa cercare e lo percorse in lungo ed in largo per un'ora senza trovare nulla. Esausto, controllò l'ora.
Le 18:30???
Si ricordò dell'invito a cena a casa della signora Lina, si affrettò alla sua auto e si recò in una pasticceria in Piazza Udine.
Mentre attendeva di essere servito chiamò Domenico e gli disse di prepararsi a fare la notte al parco Lambro, di prendere con lui almeno 9 uomini e di lasciare solo una pattuglia a girare esattamente come aveva fatto Sagario.
Ma se giriamo di notte per il parco ed il mostro arriva ci identificherebbe subito” osservò Domenico.
Già! Per questo dovete stare nascosti in punti strategici”
Giusto!” osservò Domenico col tono di uno che l'aveva sparata grossa.




















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