2.
Martedì
primo Luglio dalle 11 del mattino
-Il
palazzo rosso di fronte al parco Lambro
-Il
mostro del Lambro torna a casa
-Interrogatorio
a Luigi Larro
Il
palazzo rosso di fronte al parco
Roberto
Locurto lasciò il parco e Domenico Canzi sotto il sole cocente.
Voleva verificare alcune cose di persona. Nonostante avesse molta
fiducia in Domenico non poteva e non doveva mai fidarsi ciecamente di
nessuno.
Non
appena oltrepassò il nastro bianco e rosso, i giornalisti lo
circondarono, lui si sistemò gli occhiali da sole prima di
ritrovarsi ad ascoltare una serie di domande poste
contemporaneamente.
“È
lei che si occupa dell'indagine?”
“Conoscete
l'identità della vittima?”
“Si
tratta del mostro del Lambro?”
“Avete
trovato qualcosa sulla scena del crimine?”
“Brancolate
ancora nel buio?”
Le
domande si susseguivano veloci non lasciando a Roberto il tempo di
pensare, finché, spazientito, alzò le mani per zittire tutti i
presenti.
“Si,
sono l'ispettore incaricato delle indagini, ma non ho nulla da
dichiarare al momento, sono sicuro che sarete informati presto
direttamente dal questore con una conferenza stampa, grazie”
Non
appena terminò di pronunciare queste parole si allontanò dalla
piccola folla.
“Come
detesto queste cose!” esclamò mentalmente avviandosi verso il
palazzo rosso di fronte all'istituto tecnico. Nell'atrio c'era un
buon profumo di detersivo al limone. Il portinaio indiano gli andò
incontro.
“Cercare
qualcuno?” disse in un italiano appena sbiascicato.
“Sono
della polizia, vorrei fare alcune domande in giro” rispose Roberto
mostrando il tesserino.
“Prego,
prego fare pure”
Roberto
si diresse subito alla prima porta, c'erano due appartamenti per
piano. Suonò il campanello. Non venne nessuno ad aprire, dovevano
essere tutti al lavoro a quell'ora.
Con
la seconda porta del pian terreno non ebbe miglior fortuna. Salì al
primo piano, suonò alla prima porta, attese qualche minuto prima di
udire una voce femminile chiedere:
“Chi
è?”
“Sono
l'ispettore Locurto della polizia”rispose mostrando il tesserino
attraverso lo spioncino. Udì una serie di scatti, poi la porta si
aprì rivelando una donna di mezza età.
“Ho
già detto tutto ai suoi colleghi”disse, ma non sembrava
infastidita.
“Lo
so signora, e mi spiace doverla disturbare ancora. Volevo solo
chiederle se ieri è passata dal parco Lambro”
“No.
Non passo quasi mai dal parco” rispose lei lasciando trapelare un
aria davvero dispiaciuta. Roberto si ritrovò a pensare che quella
donna doveva essere molto dolce. La ringraziò e si diresse alla
seconda porta. Dopo aver suonato attese. Niente, andò al piano di
sopra dove fu più fortunato. . Sul pianerottolo infatti trovò
entrambe le inquiline dei due appartamenti, una donna giovane sulla
trentina, ed una più anziana, sulla settantina. Stavano parlando del
ritrovamento del cadavere. Per gli abitanti della zona quella storia
cominciava ad essere fonte di preoccupazione. Non era bello sapere
che un pericoloso serial killer si aggirava dalle loro parti; sia che
ci venisse per scaricare i corpi esangui delle sue vittime o che si
aggirasse in zona per prelevare quelle che lo sarebbero diventate.
“Buongiorno
signore. Sono l'ispettore Locurto... - mostrò loro il tesserino -
...so' che avete rilasciato già le vostre dichiarazioni ai miei
colleghi...” le due signore annuirono all'unisono, “...volevo
solo chiedervi se per caso ieri siete passate per il parco Lambro.”
“Io
sono passata di là diverse volte ieri” rispose la donna giovane.
“E
non ha notato niente di insolito?”
“No.
Tutto perfettamente normale”
“Ne
è sicura?”
“Certamente.
Passerò di là tre o quattro volte al giorno, sia per fare jogging
sia per andare a lavorare.”
“Lavora
al parco?”chiese Roberto sorpreso.
“Si
al bar che c'è dall'altro lato.”
“Ah
si! Da Piter! - conosceva quel bar. Diversi anni prima c'era stato
molte volte con una sua ex ragazza che abitava da quelle parti - si
ricorda l'ora dell'ultima volta che è passata di là? All'incirca”
“Più
o meno verso le sette mentre tornavo a casa dal lavoro” rispose la
donna sicura.
Roberto
le ringraziò entrambe anche se non gli erano state granché utili.
Desogus infatti gli aveva rivelato che la vittima era deceduta tra
mezzanotte e l'una, dunque alle sette era sicuramente viva.
Continuò
la sua scalata ai piani superiori, ma non trovò nulla di
interessante. Nessun inquilino di quel palazzo era passato dal parco
dopo la mezzanotte e Roberto non era in grado di sapere quando il
mostro aveva portato là il cadavere.
Uscì
dal palazzo sconsolato e si diresse verso la sua Mito. Quel caso
sarebbe stato un vero rompicapo per lui. Decise di andare in
trattoria da Mario in via Porpora. Il cibo lì era una meraviglia.
Il
mostro del Lambro rientra a casa
Quella
giornata era a dir poco incantevole. I raggi del sole accerchiavano
avidi Milano, facendola apparire smagliante e luminosa.
Durante
il tragitto verso casa l'asfalto sembrava ondulato, il calore
sembrava deformarlo.
Il
caldo milanese sapeva essere più malvagio di lui, sempre che lui
malvagio lo fosse. Il caldo torrido agiva sulle persone
gratuitamente, portandole anche a morire e non si lamentava nessuno.
.
Nessuno
chiamava “mostro” il sole, mentre lui salvava dei bambini, non
ancora nati certo, ma li salvava da madri ignobili che li avrebbero
fatti soffrire, lui agiva per la società, e la società che faceva?
Gli voltava le spalle ecco che faceva! Lui aveva una missione e
l'avrebbe portata a termine. . Viaggiò ad una velocità elevata
con il suo Bmw, coprendo il tragitto che lo separava dal lavoro a
casa in poco meno di mezz'ora. Un viaggio gradevole anche grazie
all'aria condizionata che lo aveva accompagnato.
Una
volta oltrepassato il cancello della sua villa, fu accolto dai cani
in festa. Entrò in casa senza alzare le tapparelle per evitare di
far entrare calore all'interno, accese la luce ed andò al suo piano
bar, si versò una bibita fresca, accese l'lcd da 40 pollici e si
sintonizzò sul Tg di mezzogiorno. . . La prima cosa
che vide fu l'ispettore di polizia che parlava con i giornalisti.
Si
accorse che quell'uomo non era lo stesso ispettore che aveva avuto
modo di vedere in tv l'ultima volta. Era bene conoscere il suo nuovo
antagonista, occorreva sapere con chi aveva a che fare.
Quell'uomo
era un trentacinquenne dall'aspetto curato che indossava dei grandi
occhiali da sole.
Il
mostro del Lambro avrebbe preferito poterlo guardare negli occhi,
anche attraverso lo schermo televisivo, dallo sguardo si potevano
capire tante cose di un uomo.
Sorrise
il mostro del Lambro, alzò il bicchiere che stringeva tra le mani
verso il tv e brindò:
“A
noi!”
Spense
il televisore e si recò verso lo studio, dove c'era il pc già
acceso, pronto alla caccia.
Era
di nuovo in preda al suo delirio di onnipotenza ed aveva bisogno di
una nuova vittima, doveva salvare altri bambini punendo quella
sgualdrine e più il tempo andava avanti più in lui cresceva la
voglia di vendetta; l'istinto omicida diventava sempre più forte,
era ormai incontrollabile.
Tra
le pagine del web trovò ciò che cercava. Prese il numero e si
preparò mentalmente all'evento.
Interrogatorio
a Luigi Larro
Roberto
mangiò penne all'arrabbiata, costata di manzo con patate al forno,
bevve un quarto di vino rosso e si alzò da tavola, prese un caffè
al banco e pagò il conto.
Fuori
dalla trattoria fu investito da un getto di aria calda. La morsa di
calore non voleva abbandonare Milano. Davanti a lui, passò un
Sirietto, moderno tram di Milano, la poca gente all'interno sembrava
molto accaldata. Non avrebbe mai voluto essere al loro posto!
Lasciò
quei pensieri e quelle preoccupazioni a chi era all'interno del tram
mentre la sua mente correva veloce alla vittima e al posto dove era
stata ritrovata. Ripensò alle parole di Desogus: .
“Quell'uomo
è un fantasma!”
Ma
lui non riusciva ad immaginarsi un luogo di un delitto senza prove,
una cosa del genere era fuori dai suoi schemi, semplicemente, non era
possibile. Prese il cellulare e chiamò Domenico:
“Hai
novità?”
“Niente
di niente”
“Cercate
bene, guardate dappertutto”
“Roberto
qua non c'è niente”
“Come?”
“ho
capito... continueremo a cercare...”
“Appunto!
Dove abita il ragazzo che ha trovato il cadavere?”
“Aspetta...
- Domenico consultò i suoi appunti, - ..allora, si chiama Luigi
Larro abita in via Passo Rolle 60...”
“Grazie.
Ci vediamo dopo, cercate ovunque, raccogliete qualsiasi cosa c'è per
terra nel raggio di 500 metri.” Roberto non si curò di attendere
una risposta e riattaccò il telefono.
Via
Passo Rolle non era lontano e non ci mise molto ad arrivare.
Parcheggiò
la sua Mito, come al solito davanti ad un passo carraio, scese a
controllare che le altre auto potessero passare, poi mise la paletta
della polizia ben visibile sul cruscotto, e quando fu sicuro del suo
operato si sistemò gli occhiali da sole e chiuse l'auto.
Luigi
Larro era in casa e rispose subito al citofono. Roberto salì al
settimo piano a piedi, non riusciva proprio a liberarsi da quella
stupida fobia degli ascensori.
Luigi
Larro lo aspettava sulla soglia di casa, poteva avere trentacinque
anni, i capelli erano lunghi e ricci.
“Non
funziona l'ascensore?”domandò non appena lo vide.
“No.
Funziona, ma preferisco le scale, faccio un po' di movimento” gli
rispose mostrandogli il tesserino. Luigi gli disse che aveva già
parlato con i suoi colleghi e Roberto gli rispose che gli sarebbe
stato utile sentire la storia direttamente da lui.
“Nessun
problema” gli disse accompagnandolo in casa e invitandolo ad
accomodarsi sul divano.
Roberto
notò subito la fede al dito dell'uomo, e l'ordine maniacale
dell'appartamento. Ne dedusse che la moglie doveva essere incline
alle faccende domestiche e che sicuramente non avevano figli piccoli.
Lei non era in casa ma in un portafoto sul tavolino era ritratta con
il marito. Un viso molto bello pensò Roberto.
“Vuole
qualcosa da bere?” domandò Luigi con cortesia.
“Un
bicchiere d'acqua, grazie” l'uomo sparì in cucina e tornò con due
bicchieri e una brocca su di un vassoio. Roberto se ne versò un
bicchiere pieno e bevve d'un fiato. Quel caldo e le rampe di scale
gli avevano messo una bella sete.
“Signor
Larro, vorrei che mi raccontasse esattamente cosa è accaduto questa
mattina da quando è uscito di casa a quando ha trovato il cadavere”
“Allora...
- Luigi si passò una mano sul mento, come per pensare, completamente
concentrato - ...sono uscito di casa alle 4:40 circa come tutte le
mattine. Sono rimasto giù a fare stretching per circa cinque minuti,
poi ho cominciato a correre percorrendo tutta la via Feltre fino a
via Crescenzago, dove ho girato risalendola in contro senso fino alla
scuola. Sono entrato al parco dal sentiero asfaltato e subito dopo la
montagnetta, alla mia sinistra ho notato qualcosa. Come una sporgenza
dal terreno che non avevo mai notato prima. Sono stato preso dalla
curiosità, così mi sono messo a correre in quella direzione. Ma più
mi avvicinavo più quel fagotto prendeva forma sotto la luce. Mi sono
fermato ed ho percorso gli ultimi metri camminando. Dopo qualche
passo mi stavo rendendo conto di cosa si trattasse...mi sono
avvicinato ancora un po'... - fece una smorfia inorridita prima di
proseguire - ...ho visto la schiena nuda di una donna ed un
braccio... - la smorfia si accentuò - ...tranciato all'altezza del
polso, disteso sull'erba... - si scosse da quel pensiero - ...mi
sono spaventato e sono corso via fino alla strada... Una volta là ho
chiamato la polizia” si zittì all'improvviso, visibilmente scosso.
“Ha
notato qualcuno durante il suo allenamento o all'interno del parco?”
“No.
Ho incrociato un'auto o due, ma sulla via Feltre, non in via
Crescenzago”
“Ha
sentito dei rumori, anche lontani?”
L'uomo
scosse la testa. “No. Non ho sentito nulla”.
“Ne
è sicuro?” provò ancora.
“Assolutamente”
disse, ed a Roberto parve chiaro che da quell'uomo non avrebbe
ottenuto molto di più. Prese un biglietto da visita dal suo
portafoglio e glielo porse raccomandandogli di chiamarlo se gli fosse
venuto in mente qualcosa. Luigi Larro assentì e Roberto si diresse
verso la porta accompagnato dall'uomo ma prima di aprirla gli venne
in mente una cosa.
“Ispettore... - Roberto si girò verso di lui . ...una cosa forse ci sarebbe.”
“Ispettore... - Roberto si girò verso di lui . ...una cosa forse ci sarebbe.”
“Cosa?”chiese
immediatamente Roberto con rinnovata speranza.
“Non
so' se è importante...”
“La
prego dica pure.”
“Di
solito la mattina incontro sempre un signore, sui
quarantacinque/cinquant'anni circa, che corre nel parco. Solitamente
mi dà l'impressione che sia alla fine dell'allenamento quando ci
incontriamo.”
“Sa
chi è?”
“No.
Ci salutiamo ogni mattina quando ci incrociamo ma non so dove abiti,
né come si chiami.”
“Grazie
mille. Questa informazione è molto importante.”
Adesso
aveva una nuova pista da seguire e questo lo rendeva euforico. Ora
doveva trovare mister x e capire se poteva avere qualche informazione
utile alle indagini.
Salì
in auto e si diresse in via Crescenzago, i furgoni della stampa erano
ancora là e poteva vedere in lontananza Domenico Canzi ancora al
lavoro con una squadra di poliziotti. Decise di non fermarsi e tirò
diritto fino al commissariato di via Venini.
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