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Quattordicesimo capitolo


14.


Mercoledì 2 Luglio dalle 19.00


-Canzi va in laboratorio
-Il soldato prende una decisione
-Roberto attende nervoso























Canzi va in laboratorio


Domenico, era stanco e stremato dagli ultimi avvenimenti; non solo fisici, ma anche e sopratutto mentali. Non riusciva proprio a togliersi dalla testa le dieci donne uccise.
Pensava a Jessica, rapita quella mattina, la cui vita era appesa ad un filo, invisibile, teso e terribilmente sottile.
Era tornato al commissariato, si fermò davanti agli scalini dell'entrata completamente assorto dai propri pensieri. Una leggera brezza si alzò e lui la benedisse, sentì una piacevole sensazione che gli accarezzava la pelle, se la voleva godere tutta. Ma non durò che pochi attimi e sotto un bel cielo estivo di Luglio, col sole ancora alto e sovrano non poté fare a meno di pensare che doveva consegnare tutto ciò che aveva raccolto a casa di Roberto a Raffaella nonostante avesse protestato quando le aveva chiesto di attenderlo.
Anche per lei quella situazione era snervante: il questore che la svegliava nel cuore della notte per affrettare i risultati, Roberto e Domenico che la costringevano ad andare via tardi dal laboratorio. La comprendeva bene. In fondo erano tutti nella stessa situazione e sapeva che riconoscere le orme di scarpe sarebbe stato abbastanza veloce grazie al moderno computer che aveva tutti i dati memorizzati. Forse per le varie impronte digitali sarebbe occorso più tempo, ma una volta isolate le avrebbe inserite nel computer ed avrebbe avuto un riscontro quasi immediato. In ogni caso in due/tre ore se la sarebbero cavata. Forse! Per la sicura felicità di entrambi.
Alla guardiola non c'era Dario Cicoria, ma Mario, che non appena lo vide lo salutò:
Dario è andato?”
Oggi è caduto dalla scrivania e si è fatto male, non vedeva l'ora di andare a casa”.
Come, è caduto dalla scrivania?” chiese Domenico.
Non lo so bene ispettore, mi ha detto che si era rotta la ventola e mentre l'aggiustava è scivolato” l'agente fece un sorriso soffocato pensando alla scena.
Sarà!” si limitò a dire Domenico e salutò Mario.
Buona sera ispettore.” ricambiò lui prima di tornare al suo lavoro.
Le luci del laboratorio erano accese, la porta aperta e Raffaella non lo vide entrare poiché era concentrata su una provetta da laboratorio, stile piccolo chimico.
Eccomi.”
Era ora! Lo sapete tu e il tuo capo che io ho un marito e un figlio a casa?” protestò.
Scusa Raffaella, ma lo sai che questa storia è molto delicata e c'è in ballo la vita di un'altra ragazza. Dobbiamo trovarla prima di mezzanotte.”
Hai portato il materiale?” chiese meccanicamente.
Certo.”
Bene, allora mettiamoci subito al lavoro.”
Domenico aprì la valigetta con i vari kit e tirò fuori i fogli di gelatina con le orme, presumibilmente del mostro del Lambro. Raffaella le raccolse e cominciò il suo lavora senza dire una parola. Domenico si sedette su uno sgabello e la osservò mentre lavorava senza disturbarla con inutili chiacchiere.


Il Soldato prende una decisione


Il Soldato stava camminando sul marciapiede in viale Piave, quando vide la Mito rossa di quel poliziotto.
Ma cosa vuole ancora da me? Come ha fatto a trovarmi?” si domandò. Decise di non andare in piazza Tricolore. Forse doveva trovare il modo di rintracciare quell'uomo per avvisarlo che la polizia lo cercava a causa di quel suo vizietto con le donne.
Ma il problema era che non sapeva dove cercarlo. Mentre rifletteva si portò sul viale Majno, che si stava lentamente liberando dal traffico.
Pensò che una volta anche lui faceva parte di quella massa, ma oggi era tutta un'altra storia, tutta un'altra vita, diversa, e spesso ripensava a quei momenti felici passati con sua moglie, quando era ancora convinto di poter avere una vita tranquilla diversa, prima di perdere la testa e di conseguenza il lavoro.
D'un tratto gli venne in mente che in via Vittor Pisani c'era un locale vip. Se era fortunato poteva trovare là il suo uomo.
Il volto si deformò in un sorriso.
Dopo venti minuti di cammino era già davanti al locale. La gente lo guardava distrattamente, mentre lui cercava di scrutare l'interno che aveva le vetrine oscurate. D'improvviso lo vide, era là al bancone, sorridente.
Parlava con una donna, forse una valletta della televisione, e doveva divertirsi di gusto. Poi lui si girò verso il soldato, come se avesse percepito la sua presenza e, per un attimo impercettibile, il suo volto si fece serio, giusto una frazione di tempo finché tornò a parlare con la ragazza. Il soldato decise di attenderlo fuori.
Vincenzo Scarpa uscì dopo una decina di minuti, si diresse verso di lui. Il Soldato rimase impietrito nel vederlo. Quell'uomo era in splendida forma, come si conviene per uno sportivo del suo calibro:
Percorri via Pisani in direzione della stazione, a bordo strada, ora ti raggiungo e non appena ti affianco saltami in auto” gli ordinò a voce bassa mentre gli allungava venti euro in modo da far pensare che gli si fosse avvicinato solo per dargli la mancia.
Grazie... va bene.” furono le uniche parole che riuscì a dire prima di incamminarsi verso la stazione.
Dopo cinque minuti il Bmw x6 gli si affiancò e il soldato saltò in auto.
La prima cosa che pensò Vincenzo Scarpa quando il Soldato fu sulla sua auto era che quel tipo non puzzava come si sarebbe aspettato, le sue mani non erano sporche con le unghie annerite come spesso capitava di vedere a persone che vivevano in mezzo la strada.
Cosa vuoi da me?” chiese senza preamboli il tennista.
Volevo avvertirla che la stanno cercando.” disse il Soldato.
Chi mi cerca?”
La polizia.”
Ah si? - disse lui - e per quale motivo mi starebbe cercando?”
Per via della prostituta che ha caricato stamattina.”
Come fai a sapere che ho caricato una prostituta?”
Perché l'ho vista”
E come fai a dire che mi cerca la polizia?”
Perché c'è un poliziotto che è tutto il pomeriggio che mi sta alle calcagna, da quando ha saputo che io l'ho vista caricare quella donna.”
Ma sa chi sono?”
No che non lo sa', mi sta cercando proprio per quello. Forse è uno contro lo sfruttamento della prostituzione e se sa che uno sportivo come lei va a donne poco raccomandabili, ci va a nozze.”
Già! Vorrà fare carriera... -Vincenzo Scarpa sorrise per l'ingenuità del Soldato - ...ho voglia di offrirti qualcosa, vuoi passare qualche ora con me?”
Ne sarei onorato.” rispose contento il soldato.


Roberto attende nervoso


L'orologio di piazza Tricolore segnava le 19:30. Restavano solo quattro ore e mezza prima di un nuovo omicidio. Non lo poteva sopportare sentiva su di sé la responsabilità per quella donna. Si sbottonò un altro bottone della camicia, il nervosismo gli stava facendo aumentare anche il caldo. Intanto del soldato neanche l'ombra.
Che l'avesse visto?” pensò.
Avrebbe atteso ancora una mezzora e poi avrebbe deciso il da farsi.
Passò un altro autobus e lasciò scendere le ultime persone pronte a rientrare a casa dopo la dura giornata di lavoro ed erano pronti per un'altra cena in famiglia. L'aria cominciava ad essere, quantomeno, un po' meno afosa, anche se la morsa di caldo non calava.
Cominciò a camminare attorno all'isola centrale della piazza, proprio di fianco all'aiuola che ospitava il monumento ai finanzieri.
Dove poteva trovare il barbone? Che fosse tornato alla casa diroccata? O più semplicemente sotto i tunnel della centrale? Certo il pensiero di tornare là sotto non lo allettava per nulla. Ma il tempo era tiranno e se non voleva un altro cadavere tra le mani, qualcosa doveva inventarsi...
Bravo Locurto, ma cosa?” pensò.
Il Mostro del Lambro si stava dimostrando una bella gatta da pelare, capiva in anticipo le loro mosse, entrava inosservato al commissariato e anche in casa sua! E lui che faceva? Stava lì a guardare il monumento ai finanzieri sotto il sole cocente, e non sapeva proprio dove andare a sbattere la testa.
Chiamò Domenico:
Hai novità?” chiese duro.
Non ancora!” neanche dal laboratorio veniva fuori qualcosa, sentiva che quel caso gli avrebbe fatto scoppiare la testa.
Allora muoviti!” urlò e riagganciò.
Immaginò Domenico mentre guardava il telefono interdetto e quell'immagine lo fece sorridere un istante.
Le ferite, soprattutto quelle alle mani, continuavano a produrre un fastidioso bruciore, ma tutto sommato sopportabile. Più sopportabile del tempo che continuava a scorrere inesorabile mentre del Soldato non c'era nessuna traccia.
























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